Blue and Orange and Green, 1964, Ellworth Kelly.
(via)
Libreria 121+ AMACI, Giornata del contemporaneo “Corraini Edizioni e la Libreria 121+ prenderanno spunto dal libro dell’artista Paul Cox, Intanto, rifletteranno sul concetto di contemporaneità: Grazie al libro senza inizio né fine di Paul Cox e a una selezione di libri pensati e radunati per l’occasione, la libreria 121+ sarà lieta di guidare i visitatori all’interno dello spazio, seguendo un percorso studiato appositamente.” 09 Ottobre 2010 ore 11:00, via Savona 17/5 - Milano

L’immagine qui non è che ha bisogno di molte spiegazioni.
Posso solo aggiungere che:
Per chi proprio vuole sapere tutto: qui

In collaborazione con The Phillips Collection (Washington D.C), Susan Behrends Frank (assistente curatrice della Phillips collection) e Gabriella Belli (direttrice del MART) hanno curato questa mostra con l’obiettivo di ”diffondere una conoscenza più approfondita dell’arte americana in un arco storico, dalla seconda metà dell’800 secolo ai primi sessanta anni del ‘900, ancora poco noto al grande pubblico”. In mostra sono presenti oltre cento opere con capolavori di artisti quali Edward Hopper, Georgia O’Keeffe, John Sloan, Arthur Dove, Stuart Davis Adolph Gottlieb, Philip Guston, Jackson Pollock, Robert Motherwell, Clyfford Still, Mark Rothko
Dal 5 giugno al 12 settembre, Mart di Trento e Rovereto


Non ci sono mai andata e non lo conoscevo, quindi forse è uno dei più importanti eventi legati all’arte contemporanea ed io non lo sapevo. Sta di fatto che ieri me ne hanno parlato e lo segnalo, che a me questa cosa di fare i festival piace.
Per il programma: qui.
Avevo già anticipato che a Milano avrebbe debuttato in prima mondiale questa mostra curata da Rainer Crone (uno dei massimi esperti di Kubrick che ha rintracciato in questi anni tutti i negativi originali) e realizzata dal comune di Milano con Giunti Arte, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City di New York.
Ancora però non c’ero andata.
Le fotografie sono bellissime e avere la possibilità di vedere molti dei lavori di un Kubrick neanche ventenne per la rivista Look, vale il prezzo del biglietto e vale anche una gita fuori porta a Milano.
Ma la delusione c’è stata. Non so bene a chi attribuire la colpa e su chi scaraventare tutta la mia ira ma tra allestimento, luci e posizione sbagliata di alcune fotografie, caoticità espositiva immotivata e testi a dir poco poveri, mi è sembrato che a prendere sul serio e rendere giustizia al lavoro di Kubrick siano stati in pochi.
Per poi essere puntigliosi, le lettere dei testi non dovrebbero staccarsi dal muro ma rimanere perfettamente adese ad esso, i vetri che proteggono le fotografie dovrebbero essere puliti e non opacizzati dallo sporco, la tela bianca intorno alla fotografia dovrebbe rimanere bianca e non avere un alone nero intorno chiaramente attribuibile alle ditate di chi lo ha montato.
Qui chiudo la polemica e confermo che nonostante tutto, avere la possibilità di vedere queste fotografie è stato più che sufficiente. Ma se fossi Stanley Kubrick che va a vedere la sua mostra, due parole agli organizzatori le sarei andata a dire.
Eccone alcune, giusto per far venire un po’ di voglia:




16 aprile - 4 luglio 2010, Palazzo della Ragione, Milano
Il Kindiefest è un incontro che si tiene a Brooklyn ogni anno, con dibattiti, performance e concerti. Dura tre giorni, ed è nato per avere un luogo d’incontro in cui discutere e scambiarsi idee sul mercato e la distribuzione della musica indipendente per bambini. Se istintivamente vi sono venute in mente le canzoncine noiose e ripetitive tipiche delle feste di compleanno dei 3enni, state sbagliando.
La “kindie music” (il nome del genere musicale, un mix tra kinder — bambino — e indie — indipendente) è diventato un mercato rispettato, con canzoni pop dalle tematiche che coinvolgono direttamente i bambini: testi più seri sul bullismo o il divorzio dei genitori, testi più leggeri come un nuovo taglio di capelli, senza sdolcinatezze gratuite né accondiscendenze.
Harriet Barovick, frequentatrice insieme alla figlia di 6 anni del Brooklyn Kindiefest, scrive su Time che
La chiave del successo delle band sono sicuramente le performance, teatrali e divertenti, ma un’altra ragione è che le canzoni sono belle. Così belle che — lo dico fiera e a voce alta — spesso ascolto la ascolto anche quando non ci sono i miei figli.
Se fino a qualche anno fa finire a suonare musica per bambini poteva essere considerato un fallimento, ora anche band indie famose come i Weezer o gli Shins fanno apparizioni in progammi tv per bambini, e gruppi come i The Might Be Giants sono passati a essere ancora più famosi per i loro dischi di kindie music.
“Quando ho iniziato la gente mi diceva che le canzoni per bambini devono essere dolci e ripetitive, ma ho scoperto che non è assolutamente così”, dice Justin Roberts, ormai al suo settimo disco di kindie music. “Scrivo roba che mi fa sentire qualcosa, e spero che ai ragazzini piacerà come piace a me”. A giudicare dalla folla al suo concerto, sembrerebbe decisamente di sì.
Le Banc/The Bench, Kitty Crowther e Bruno Salamone
Musica: Sissi Lewis (consigliato vedere e ascoltare: questo)
Proiettato in occasione della mostra Aller-retour, incontri grafici Parigi-Bruxelles.
(via)

E’ online da adesso, qui.
GARAGEDESIGN ha scelto Dorothy Gray e ha scelto di portarla/lo/li al Fuori Salone di Milano.
Dorothy Gray sono loro:

Potete trovarli qui:

Direttamente dall’ISIA di Faenza -ormai finita da un pezzo- è qualche anno che fanno cose belle.
Come questi tre oggetti, che si troveranno in via Novi 1 (zona tortona), Milano, dal 13 al 19 Aprile 2010.



Già lo avevo detto io che dall’ISIA uscivano belle teste.
La Linea d’Ombra è su Città del Capo - Radio Metropolitana, ogni mercoledì dalle 12.00 alle 12.30
Qui il blog, con anche i podcast delle puntate.