Free as a bird, Kirill Kuletski
Avevo già anticipato che a Milano avrebbe debuttato in prima mondiale questa mostra curata da Rainer Crone (uno dei massimi esperti di Kubrick che ha rintracciato in questi anni tutti i negativi originali) e realizzata dal comune di Milano con Giunti Arte, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City di New York.
Ancora però non c’ero andata.
Le fotografie sono bellissime e avere la possibilità di vedere molti dei lavori di un Kubrick neanche ventenne per la rivista Look, vale il prezzo del biglietto e vale anche una gita fuori porta a Milano.
Ma la delusione c’è stata. Non so bene a chi attribuire la colpa e su chi scaraventare tutta la mia ira ma tra allestimento, luci e posizione sbagliata di alcune fotografie, caoticità espositiva immotivata e testi a dir poco poveri, mi è sembrato che a prendere sul serio e rendere giustizia al lavoro di Kubrick siano stati in pochi.
Per poi essere puntigliosi, le lettere dei testi non dovrebbero staccarsi dal muro ma rimanere perfettamente adese ad esso, i vetri che proteggono le fotografie dovrebbero essere puliti e non opacizzati dallo sporco, la tela bianca intorno alla fotografia dovrebbe rimanere bianca e non avere un alone nero intorno chiaramente attribuibile alle ditate di chi lo ha montato.
Qui chiudo la polemica e confermo che nonostante tutto, avere la possibilità di vedere queste fotografie è stato più che sufficiente. Ma se fossi Stanley Kubrick che va a vedere la sua mostra, due parole agli organizzatori le sarei andata a dire.
Eccone alcune, giusto per far venire un po’ di voglia:




16 aprile - 4 luglio 2010, Palazzo della Ragione, Milano